“La felicità non è un obiettivo, è un sottoprodotto di una vita vissuta bene.”, Eleanor Roosevelt.

Nel mio lavoro mi capita spesso di parlare di come trovare la felicità o di come avere successo. Infatti di frequente si rivolgono a me persone che hanno avuto un percorso professionale e personale difficile in cerca di un riscatto.

Qual è il loro traguardo? Essere felici.

Rincorrere la felicità VS fare quello che ti rende felice

Quello di cui non tutti si rendono conto è che esiste una differenza enorme tra rincorrere la felicità e vivere la propria vita in un modo che possa effettivamente portarci a essere felici.

Se poni la felicità come obiettivo della tua vita, diventa qualcosa di astratto e solenne. Una sorta di sacro graal, che per definizione deve essere difficilissimo da ottenere. Come risultato, finisci con l’incasinarti l’esistenza con progetti contorti che cannibalizzano qualsiasi aspetto della tua vita che non sia proiettato al lungo termine.

Al contrario, fare ciò che senti ti dà soddisfazione e ti ispira al momento, senza pensare alla felicità in modo definitivo, arricchisce la tua vita di quelle gioie e gratificazioni che con il tempo ti rendono felice davvero.

Ma non solo. Se pensi di poter trovare la felicità come sottoprodotto di quello che fai ogni giorno, ti abitui anche alla sua naturale discontinuità senza che questo ti mandi ogni volta in crisi esistenziale. Tutti attraversiamo alti e bassi, è normale. Dunque è intelligente essere capaci di apprezzare i momenti positivi e di capire che quelli negativi non definiscono la tua vita in modo assoluto.

Se invece ritieni che la felicità sia un traguardo statico, ti sembra di avere fatto un passo indietro ogni volta che va storto qualcosa. Diventa un valore facile da perdere e quindi fonte di stress. E se la felicità genera ansia, che razza di felicità è?

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Segui la tua strada, non quella che si aspettano gli altri da te

Quando si tratta di capire come essere felice, uno degli errori più grandi che puoi commettere è avere paura di deludere gli altri.

Io stesso ho fatto questo sbaglio. Ho preso delle decisioni professionali in base alle aspettative di altre persone, e questo non ha fatto altro che ritardare la mia realizzazione. Mentre quando ho deciso di fare quello che volevo – di seguire i miei sogni, non quelli degli altri – allora sì che la musica è cambiata e ho iniziato a ottenere dei risultati e delle gratificazioni.

Molto spesso la decisione di accontentare tutti tranne te stesso è proprio una conseguenza del concepire la felicità come un traguardo. Perché in questo modo confezioni delle proiezioni di te, che sono troppo speculative.

Non mi fraintendere. Avere degli obiettivi nella vita è importantissimo, così come lo è nel lavoro. Però devono essere obiettivi concreti e strutturati, non assoluti e teorici.

La felicità è una conseguenza (un sottoprodotto) di una vita vissuta in modo soddisfacente, quanto il successo è un effetto collaterale di una carriera svolta con passione e professionalità. Per questo, più che sull’obiettivo ultimo, devi concentrarti sul percorso e sull’attualizzazione delle condizioni che ti metteranno nella condizione di essere felice.

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