Intelligenza artificiale: i robot ci rubano il lavoro?Da Asimov a Matrix, la visione dell’uomo sull’intelligenza artificiale non è mai stata particolarmente ottimista.

Prima o poi, hanno sempre cercato di farci fuori.

Oggi l’AI non è più fantascienza, ma è una realtà con cui conviviamo ogni giorno. Eppure non sembriamo avere ancora superato quel senso di catastrofe impellente. Specialmente quando si leggono svariate notizie di macchine che rubano il lavoro all’essere umano.

Dunque non ci preoccupa più essere trasformati in schiavi. A farci paura è l’idea che Terminator indossi la cravatta e inizi a fare il nostro lavoro in modo più efficiente e più economico.

Intelligenza artificiale nelle aziende: di cosa hanno paura i lavoratori

Con il precariato e la disoccupazione che stagnano ostinati nell’aria, l’opinione pubblica sul lavoro tende inevitabilmente al conservazionismo.

Ergo, nasce il pregiudizio.

Le macchine rubano il lavoro all’uomo.

Così l’intelligenza artificiale nelle aziende, da supporto diventa sinonimo di competizione. E ovviamente questo spaventa.

Innanzitutto per il motivo più ovvio: quello economico. Il lavoratore perdere la sicurezza di avere uno stipendio. Ma non è tutto.

Esiste anche una forte componente psicologica. Perché per un professionista non c’è niente di peggio del sentirsi superfluo.

Il lavoro non ha solo una valenza economica. È ciò da cui trai buona parte della tua autostima, del tuo senso di scopo e della tua realizzazione personale.

Certo, nella vita deve esistere un equilibrio fatto anche di altre cose. Ma sentire che le tue competenze fanno la differenza è fondamentale.

Dunque è chiaro come essere considerato “produttivamente inferiore” annienti questo pilastro.

Come integrare l’intelligenza artificiale anziché temerla

Di recente ho seguito con attenzione il caso intelligenza artificiale e Elon Musk.

Nonostante il suo impegno in prima fila in campo tecnologico, il CEO di Tesla Motors non ha mai fatto segreto della sua visione, affermando che “Se non sfruttata bene, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare una delle principali minacce per la nostra sopravvivenza” (fonte Il Sole 24 Ore).

In effetti, che in qualche modo la tecnologia abbia messo a dormire alcune professioni è innegabile.

Ma è altrettanto chiaro come la stessa tecnologia abbia reso diversi aspetti della vita umana più accessibili e sostenibili.

L’importante, secondo Musk, è prevenire possibili degenerazioni pericolose e introdurre un sistema normativo che permetta di far progredire l’intelligenza digitale senza che questo minacci i diritti fondamentali delle persone.

Anche a costo di slegare il concetto di tecnologia dal bisogno di un ritorno economico.

Dunque l’approccio corretto – quello che non castra il progresso, ma allo stesso tempo crede nell’etica – non punta a eliminare tecnologie oggettivamente efficienti, ma ha l’obiettivo di ripensare l’occupazione e di regolamentare lo stesso sviluppo tecnologico.

A dare una visione più positiva e conciliante è Microsoft. Nel corso della conferenza Future Decoded tenuta a Londra, Chris Bishop ha spiegato che lo scopo dell’intelligenza artificiale non è sostituire l’uomo, ma rendere il suo lavoro più facile e preciso.

Per esempio, un software medico che analizza con precisione dove il chirurgo deve incidere per operare, non elimina il chirurgo stesso, ma ottimizza la sua abilità.

Insomma, sta a noi trovare la giusta integrazione tra uomo e macchina.

Tu cosa ne pensi?

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